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Piccoli cambiamenti: fondamenta di grandi mutazioni

Foto © Acri In Rete
Leonardo Marra
La campagna elettorale quasi ultimata (oggi 18 maggio, poco più di una settimana alla apertura dei seggi) mi piace fare alcune considerazioni che, come al solito e per forza di cose (non essendo io un politico di fatto e nemmeno per vocazione), risulteranno, agli occhi dei più, assolutamente ed inoppugnabilmente qualunquiste.
Questa campagna elettorale ha un tema ricorrente le cui parole d’ordine sembrano essere “cambiamento” e “rinnovamento”. L’aspetto più inquietante di questi slogan è l’impossibilità di capire cambiamento rispetto a cosa. Nell’ascoltare le dichiarazioni dei contendenti ci si rende conto che nulla sembra cambiare: programmi elettorali basati su proposte ineccepibili dal punto di vista sociale, corollari di teorie ed idee che sembrano far parte di programmi elettorali di un paese nordico (leggi Finlandia o Svezia) dove il sostantivo crisi continua ad essere una semplice accezione da vocabolario e null’altro . Grandi progetti che stuzzicano la fantasia degli elettori, rinnovano, come sempre, le loro aspettative, ma cozzano, inevitabilmente, con la realtà: spending review, patti di stabilità, mancanza cronica di fondi, scarso afflusso di denaro nelle casse comunali ( vedi abolizione IMU) e chi più ne ha più ne metta.
Quanti che siano i contendenti allo “scranno” di Sindaco, le fazioni in lizza si possono dividere in due aree: gli sfidanti, impegnati nell’italico sport della “mistificazione” degli eventi (dove per mistificazione intendo semplicemente porre gli eventi in maniera tale che possano essere di una qualche utilità per la propria causa) e i “detentori della carica”, che cercano di illustrare gli sforzi profusi in questi tre anni (ricordiamolo: 3 anni e non 5 come avrebbe dovuto essere) , per onorare gli impegni presi con i cittadini.
Faccio un esempio (di fantasia) per chiarire il concetto di “mistificazione”. Poniamo che la Giunta di un qualsiasi comune italiano avesse promesso, in campagna elettorale, 1000 euro a tutti i cittadini, ma per una serie di imprevisti abbia potuto elargirgliene solo 700. Nella successiva campagna elettorale questa Giunta (uscente) cercherà di dimostrare le difficoltà incontrate e l’impegno profuso affinché si potessero elargire quei 700 euro, gli sfidanti si concentreranno, invece, sui 300 mancanti e su quelli impianteranno una campagna elettorale basata non sul perseguimento dell’obbiettivo iniziale (idea che sarebbe logica e naturale), quanto su una campagna di delegittimazione del raggiungimento dei 700 euro elargiti.
Trovo avvilente osservare come si tenti comunque di sminuire il lavoro svolto dall’Amministrazione uscente, anche se questa ha lavorato in maniera corretta. Forse a giocare a favore degli “sfidanti” concorre la scarsa conoscenza, da parte della popolazione, del lavoro realmente svolto. A volte, il cittadino comune viene tratto in inganno dalle apparenze così da giudicare l’operato a partire da ciò che lo coinvolge in prima persona, dimenticando che il lavoro di una Amministrazione comunale è garantire servizi, sicurezza ed assistenza a 360 gradi. Dunque tutti siamo a conoscenza delle buche nell’asfalto, ma pochi sanno che nell’attesa di finanziamenti adeguati, quelli a disposizione vengono utilizzati magari per fermare la frana che minacciava la tale frazione o sistemare la conduttura che rischiava di lasciare senza acqua potabile la tale altra.
Stiamo attraversando un periodo di crisi mai vissuto prima dai tempi del dopoguerra, ma nonostante ciò, la Giunta uscente di Acri ha reperito risorse necessarie per avviare una serie di lavori urgenti (vedi fognature nelle zone periferiche, messa in sicurezza di alcune frane che attendevano da tempo il consolidamento, adeguamento della viabilità per la frazione di “La Mucone” ed altre decine di interventi). Sono lavori costosi, che implicano impegno costante nel reperimento delle risorse economiche, ma sono finanziamenti ed interventi che, al contrario delle promesse elettorali, rappresentano una realtà.
Un’altra città è sicuramente possibile(come recita uno slogan), ed il lavoro di questa Giunta era esattamente nella direzione di una città in miglioramento.
Io ho un sogno di cambiamento, un sogno che cominci da un piccolo gesto: che uno dei candidati (a sindaco o a consigliere) o un appartenente ad una delle coalizioni “ in lizza”, a conclusione di questi giorni di kermesse elettorale, da uno qualunque dei palcoscenici possa prendere atto della realtà, e dire:” avete fatto un buon lavoro e ne prendiamo atto, però ora vorremmo provare noi a continuare, perché, per come la vediamo, abbiamo qualche cosa in più da proporre”. Cominciando ad affermare che il principio del cambiamento non passa necessariamente per un azzeramento o peggio ancora per l’annichilimento mediatico del lavoro svolto dagli avversari, soprattutto se utile alla comunità e non rappresentante un’autocelebrazione referenziale fine a se stessa (vedi opere incompiute e –permettetemelo- inutili).
Ecco, questo sì sarebbe un vero, grande segno di cambiamento. Quello che non trova radici nelle grandi opere o nelle idee subitanee ed a volte inconcludenti. Le grandi idee , nel sociale, sono il risultato di migliaia di piccoli cambiamenti quotidiani ai quali dovremmo cominciare ad educare principalmente i nostri figli, iniziando dal riconoscere quanto di buono si possa trovare nelle idee e nell’operato degli altri cercando di migliorarlo con le nostre idee, il nostro operato ed un confronto continuo scevro da polemiche utilitaristiche.

PUBBLICATO 18/05/2013





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