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Quelle urla disperate

Franco Bifano
Foto © Acri In Rete
Pensavo non potesse succedere. O meglio, speravo che non succedesse mai. Mi sbagliavo. E’ tutto documentato, pochi minuti d’immagini alle quali si è aggrappata una zia disperata nella speranza che servano a fermare quell’orrore al quale assiste.
Vederle è un pugno, un violento pugno nello stomaco dal quale ti riprendi a fatica. Eppure sono solo pochi minuti “rubati “ con un telefonino, ma la sensazione dolorosa è troppo forte. Mostrano un bambino di 10 anni portato via di peso, contro la sua volontà, trascinato sull’asfalto, come un mucchietto di vecchi indumenti ormai inservibili, da un gruppo di individui che niente e nessuno riesce a fermare. Neanche il suo pianto e le sue disperate richieste di aiuto. Chi può arrivare a tanto? Chi può macchiarsi di una simile infamia? Di certo criminali incalliti senza cuore! No, purtroppo sono poliziotti e sono “spalleggiati” (incredibile!) dal papà del ragazzo. Non può essere, come si può sopportare tanta crudeltà?
Siamo, a quanto pare, ancora una volta di fronte ad una dolorosa storia di separazione. Roba che dovrebbe coinvolgere solo gli adulti. Un uomo ed una donna che, ad un certo punto, si trovano davanti alla fine di quella che, magari un tempo, è stata anche una bella storia d’amore. Un matrimonio finito che travolge tutto e tutti: bambini compresi.
Non dovrebbe essere cosi, dovrebbe esserci un limite invalicabile oltre il quale anche il dolore più profondo, la rabbia più incontenibile si arrende, se non alla ragione, al buon senso. Questo limite è rappresentato dai figli. Non esistono motivi validi per cui possano essere trasformati in una sorta di trofeo da contendere e possibilmente strappare all’ex compagno. Cosi come è sciocco ritenere che attraverso le sentenze dei Giudici si possa stabilire quale sia il percorso migliore che il bambino debba seguire per metabolizzare il dolore della separazione dei genitori. Qualcuno (magari qualche assistente sociale) dica a quel papà incosciente che le ripicche tra adulti non solo si ripercuotono pesantemente sui figli, che invece andrebbero tutelati, ma possono portare a gesti sconsiderati come quello che abbiamo visto. E’ bene ricordare tutti che l’amore non si ottiene con la forza, ma è il frutto di una faticosa conquista quotidiana. Nella vita si incontra sempre qualche danaroso sprovveduto che crede di poterlo comprare. Meglio non illudersi! Alla fine dovrà miseramente arrendersi alla gigantesca delusione alla quale andrà incontro, che sarà di gran lunga superiore alla somma di denaro, con tanta disinvoltura ,“investita.

P.S. La poliziotta che rivolgendosi alla zia del bambino le ha ricordato con arroganza: “Io sono un commissario e lei invece non è nessuno”, Non solo non ha reso onore alla divisa che indossa ma ha anche offeso la sensibilità che è patrimonio della maggior parte delle donne, ancora di più quando si trovano di fronte ad un bambino. E poi, sarebbe bene lasciare che queste cose le dicano i grandi attori ma solo in film divertenti. Ricordate Alberto Sordi in il Marchese del Grillo? “Io sò io e voi non siete un cazzo!”.

PUBBLICATO 12/10/2012

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