LETTERA APERTA Letto 3838  |    Stampa articolo

Lettera aperta al signor sindaco della citta’ di Acri.

Elio Coschignano
Foto © Acri In Rete
Illustrissimo signor Sindaco,
la presente per ringraziare pubblicamente Lei e la sua maggioranza per l’invito rivolto al sottoscritto, e gli altri ex-sindaci, agli incontri preparatori sull’elaborando PSC.
I suoi intenti sono senz’altro nobili e sinceri nel tentare di mettere insieme le esperienze e le intelligenze degli ex-amministratori per migliorare la qualità della vita della nostra cittadina.
E’ con altrettanta nobiltà e sincerità d’animo che avevo accettato l’invito. Nella prima delle due riunioni, infatti, era facile cogliere un clima positivo da parte sua e dei suoi consiglieri, la qualcosa ha permesso di prestare la dovuta attenzione ai pur umili suggerimenti del sottoscritto.
La seconda riunione faceva giustamente registrare una presenza più allargata, con l’unico problema che il consigliere provinciale De Vincenti ha scambiato “il tavolo permanente” da Lei istituzionalizzato con una continuazione del Consiglio Comunale appena sciolto per scadenza naturale, ma a parti e maggioranze invertite.
Ho constatato, nel corso della riunione - nonché nell’immediato post riunione, dove si è preferito scendere ad un livello terra terra – l’indisponibilità alla ricerca di un comune intento, in modo da arrivare ad una buona soluzione sul PSC.
Non era difficile cogliere la voglia di vendetta e il tentativo di mortificazione del pensiero altrui.
Sotto esame era non già la scelta di un modello di sviluppo del paese bensì la passata amministrazione comunale.
In una certa misura la cosa è persino comprensibile: è ancora troppo vivo il ricordo dei grandi scontri che si sono verificati tra i protagonisti della appena conclusa esperienza amministrativa.
Sulla veridicità delle affermazioni e sull’educazione non si può, però, transigere.
Un esempio su tutti: l’intervento conclusivo del prof. Cervellati veniva bruscamente interrotto dall’affermazione, da parte del consigliere De Vincenti, che la passata amministrazione comunale e quindi il sottoscritto, avevano permesso lo scempio del territorio autorizzando una cava nella parte bassa della valle del Mucone.
Ora, non c’è bisogno di particolare arguzia ed acume mentale per evitare di incorrere in simili gaffes, che denotano, tra l’altro, un deficit informativo e di documentazione, che è difficilmente riscontrabile.
È chiaro che l’intento di qualcuno era quello di far saltare l’armonia della riunione perché non si vogliono impacci tra i piedi. A pubblica riprova di quanto affermato, giova ricordare brevemente la storia burocratica della suddetta “cava”. Da premettere che persino ad un bambino non sfuggirebbe il “piccolo particolare” che - trattandosi di una semplice cava temporanea per estrazione di inerti per la durata di tre anni e con quantità da estrarre predefinita e limitata - sarebbe bastato (da parte del fruitore) una semplice comunicazione agli uffici per estrazione di materiali aridi.
Insomma, trattasi di una atto che non ha nulla a che fare con la politica e il consiglio comunale.
Nonostante ciò, la politica, cioè l’ex maggioranza da me guidata, è intervenuta “paranoicamente” a tutela del territorio.
Si è, insomma, preteso dal cittadino la presentazione di un progetto complesso, con la richiesta del permesso di costruire accompagnata da:
a) parere del Corpo Forestale dello Stato;
b) parere regionale Nucleo VIA;
c) relazione geologica;
d) studio di compatibilità ambientale;
e) verifica stabilità dei fronti;
f) polizza fideiussoria per ricostruire il fronte al termine dell’operazione, ecc.

Si è seguito, in definitiva, l’iter equivalente ad una conferenza dei servizi. Come se tutto ciò non bastasse, ho preteso ed ottenuto un parere consultivo dalla commissione urbanistica: a quel punto il dirigente, e non la politica, che si fosse rifiutato di dare il permesso sarebbe stato processato per omissione di atti d’ufficio, abuso di potere e il Comune sottoposto ad un oneroso e sicuramente perdente contenzioso.
Alla luce di quanto esposto, al sottoscritto non resta che prendere atto, gentile signor Sindaco, dell’assoluta mancanza di volontà (sicuramente non da parte sua) ad addivenire ad un percorso condiviso, nell’interesse della cittadinanza tutta.
Nel ringraziarla ancora una volta per l’intento sicuramente apprezzabile mi trovo costretto, pertanto, a rassegnare le dimissioni dalla Consulta da Lei istituita.
Colgo l'occasione per porgere a Lei, alla sua squadra di assessori e consiglieri i più sinceri auguri di buon lavoro.

Cordiali saluti

PUBBLICATO 19/06/2010

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