Statale 660. Quando la vicenda fini’ sulle cronache nazionali


Roberto Saporito

Vicenda statale 660, 2000-2017, diciassette anni di disagi, incidenti, controversie giudiziarie, polemiche, proteste.
Oggi come allora, il problema persiste. Eppure, la comunità e le istituzioni si sono mobilitate più volte attraverso varie manifestazioni. Nel 2002 la vicenda finì addirittura sulle cronache nazionali grazie al giornalista Oliverio Beha ed al suo programma radiofonico, molto seguito, Radio a colori, in onda su Radiouno. Beha ospitò Maurizio Feraudo, legale di molti sfortunati automobilisti, ed alcuni dirigenti dell’Anas. Erano gli anni dei primi “strani” incidenti. Lo scontro tra Feraudo e l’Anas fu duro, Beha riuscì a stento a mantenere la calma ed alla fine i dirigenti Anas promisero interventi risolutori. Che, invece, non furono messi in atto, sicchè gli incidenti, più o meno gravi, continuano a verificarsi. Alcuni punti della trafficata arteria, che collega il centro silano con la valle del Crati, il capoluogo e la rete autostradale, alle prime piogge, in qualsiasi stagione dell’anno, diventano una vera e propria trappola. Nel corso degli anni la strada ha subito una serie di interventi di messa in sicurezza e realizzazione di opere come muri, banchine e cunette ma nonostante ciò la strada, in alcuni tratti, si presenta ancora pericolosa ed insicura. Tre i punti cruciali, come accertato in tutti questi anni da parte delle forze dell'ordine: bivio Vagno, Cocozzello e bivio Bisignano dove, probabilmente, il manto stradale è usurato e non è più anti sdrucciolevole. In questi punti, inoltre, è stata più volte accertata, la fuoriuscita di una sostanza oleosa che rende l'asfalto come una saponetta. Migliaia le denunce dei malcapitati nei confronti dell'Anas, gestore del tracciato, ed altrettante le richieste di risarcimento danni. Puntualmente evase, per la fortuna di utenti e avvocati. Da qualche anno, però, perizie tecniche hanno accertato che dall’asfalto non fuoriesce nessuna strana sostanza pertanto se si scivola o si sbanda la colpa sarebbe solo dell’automobilista. Qualche giorno fa, l’Anas è corsa ai ripari, nel senso che ha provveduto ad installare nuovi limiti di velocità e indurre, quindi, gli automobilisti a procedere con molta cautela. Il limite è fissato in 30 km orari nei punti più pericolosi. La decisione dell’Anas è stata accolta con soddisfazione ma non mancano le critiche. Secondo alcuni il provvedimento si rende necessario perché gli automobilisti, in alcuni tratti, limitino la velocità. Secondo altri, l’Anas, invece di installare segnali di pericolo avrebbe dovuto mettere mano al manto stradale oramai usurato e non antisdrucciolevole. Ora, dopo l’ennesimo incidente, un Comitato spontaneo, “io non scivolo più” (Clicca qui e scarica il modulo), creatosi sul web grazie all’interessamento di semplici cittadini e blogger, ha promosso una raccolta di firme per sensibilizzare gli organi competenti, in primis l’Anas che è gestore del tracciato ma anche Prefettura e Governo regionale. |
PUBBLICATO 04/04/2017 | © Riproduzione Riservata

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