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Pubblicato Historia Brutiorium , manoscritto del 500’ inedito di Bernardino Bombini a lungo considerato perduto

Foto © Acri In Rete
Piergiorgio Garofalo
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Il XVI secolo è tutt’ora, in Italia e in Europa, uno dei periodi storici maggiormente studiati e dibattuti. Forgiato dall’eco delle martellate con cui Martin Lutero nel 1517 fissò le sue 95 tesi al portone della cattedrale di Wittenberg,  il Cinquecento, fu percorso in lungo e in largo dal conflitto religioso che innescarono: quello tra riforma protestante e controriforma. In tempi di forte potere temporale dei Papi, ogni aspetto della vita quotidiana ne fu influenzato, specie in ambito culturale. Da questo punto di vista la risposta della Chiesa di Roma allo scisma protestante fu di duplice natura:
In primis fu propagandistica, di fatti il Concilio di Trento irrigidì i canoni dell’arte sacra e incoraggiandone al contempo una maggiore diffusione, favorì il mecenatismo di Papi e cardinali che attraverso le loro commesse, quasi involontariamente, contribuirono al raggiungimento della più compiuta esaltazione dell’arte sacra, portata all’apice dall’opera di quell’artista ”totale” che fu Michelangelo Buonarroti. Tale mecenatismo inoltre, portò negli anni all’istituzione di immense collezioni artistico-culturali, come quella del cardinale e filantropo Scipione Borghese che oggi costituisce il fulcro di uno dei più importanti musei romani, la galleria Borghese che da questi prende il nome.
In secundis fu repressiva, dato che è di questi anni l’istituzione della Santa Inquisizione, responsabile di orrori e atrocità verso tutti quegli “eretici” (e le loro opere) che in realtà altri non erano, per lo più, che liberi pensatori, esimi scienziati, uomini grazie ai quali sacrifici verranno gettate le basi delle più grandi conquiste culturali dell’epoca moderna. Impossibile non citare tra essi, ancor più di quella di Galileo Galilei, l’esperienza e lo straordinario esempio di Giordano Bruno.
Fu questo in buona sostanza il clima culturale, di forte egida religiosa, in cui visse ed operò il cosentino Bernardino Bombini.
Giurista di nobile famiglia, il Bombini fu intellettuale che a lungo studiò le dinamiche socio-culturali della Cosenza e della Calabria Cinquecentesche e di queste ne intrise la sua opera, dalla quale, emergono nitidamente l’amore e le incondizionate “virtù patrie” che lo legarono alla sua terra, di cui ragiona e sempre si fa narratore.
I medesimi tratti distintivi emergono in maniera decisa anche in Historia Brutiorium,  l’ultima opera del Bombini che fino agli anni sessanta dello scorso secolo, quando l’Archivio di Stato di Cosenza lo riportò in patria dall’Inghilterra, era considerata dispersa. L’opera da quel momento è rimasta segregata negli archivi fino a quando pochi mesi fa, grazie al lavoro minuzioso di Domenico Puntillo e Cinzia Citraro ha trovato finalmente pubblicazione in un ampio volume edito da “Edizioni Prometeo”.
La pubblicazione, che risulta essere un’opera strutturata,  alla traduzione del manoscritto a cura della Citraro (con la trasposizione integrale delle immagini dell’originale) fa precedere un ampio saggio introduttivo a cura di Domenico Puntillo, in cui lo studioso oltre ad impegnarsi in un commento accurato del testo e dei suoi allegati , affronta il quadro storico e familiare in cui operò Bernardino Bombini cosicché il lettore prima di affrontare il testo originale,  viene gradatamente introdotto in quella Calabria cinquecentesca che spesso risulta inaspettata, e sulla quale sempre di più, iniziano a diradarsi ombre e incognite.
Lentamente si arriva infine a scoprire il manoscritto del Bombini, e subito ci si accorge che si tratta di un documento interessante dal punto di vista storiografico. Articolata in quattro sezioni o commentarii, l’opera attraverso fonti antiche e coeve all’autore, ripercorre la storia del popolo Bruzio e la fondazione della loro metropoli, la città di Cosenza.  In principio viene ricordato che il termine “Bruzi” significava ribelli e che gli venne assegnato  dai Lucani, in quanto proprio a questi ultimi si erano appunto ribellati per conquistare libertà ed autonomia.
Si parla poi delle città che i Bruzi assoggettarono e delle altre vicine, tra queste vi era  Pandosia che, identificata dall’autore con l’attuale Mendicino, in antichità fu capitale degli Enotri e del re Italo dal quale derivò prima il nome del loro regno e poi quello dell’intera penisola. Riprendendo poi la tesi sostenuta da Zaccaria nel Breviarum, il Bombini sostiene che sempre ai greci si devono le origini del toponimo Calabria, il quale  significa “che produce ogni bene”. Dopo aver poi discorso degli illustri uomini a cui diede i natali e delle città che vi sorgono, ne descrive poi miti e leggende, la salubrità e le bellezze naturali: dallo Ionio al Tirreno, dalla Sila all’Aspromonte, in quella che pagina dopo pagina assurge in definitiva a vera e propria ode alla Calabria, ai Calabresi e alla Calabresità.
Dunque un’opera tutta da scoprire, adatta ad pubblico variegato per la sua buona fruibilità e che senz’altro sarà di aiuto, in molte questioni aperte e insolute, al dibattito storiografico sulla storia Calabrese.



PUBBLICATO 05/05/2016 | © Riproduzione Riservata



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