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Il mito greco e le donne

Foto © Acri In Rete
Rita Coschignano
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Il passato è la chiave del presente. Soprattutto nella storia. Lo studio dei miti e le narrazioni fantastiche appassionano tutti anche per questo accogliamo con soddisfazione e interesse la rubrica "miti, donne e attualità" che sarà curata dalla docente Rita Coschignano.
Sin dai tempi più antichi ogni civiltà ha elaborato un proprio repertorio di miti ( mythos = racconto ), una serie di racconti dall’apparenza fantastici e che veicolavano messaggi di utilità universale.
Il mito sorge come esigenza da parte dell’uomo, privo di strumenti scientifici, di dare una giusta spiegazione sull’origine dell’universo e dell’uomo, sui fenomeni naturali, sulla vita,sulla morte, sul dolore, sul destino dell’umanità. Da qui il fiorire di narrazioni simboliche confluite nel mito e che cercavano di interpretare la realtà. Grande importanza assunse il mito presso i Greci e i Romani, e divenne il cardine su cui si poggiò tutto il sistema etico-religioso e culturale di questi due popoli. La mitologia greca con un corpus di narrazioni e leggende riguardanti uomini e dei si sviluppò tra il IX e l’VIII secolo a.C., quando si diffusero i due poemi eici per eccellenza, l’ Iliade e l’ Odissea attribuiti ad Omero e la Teogonia di Esiodo. I Greci furono grandi creatori di miti, tutti vivacemente popolati da divinità dotate sì del requisito fondamentale dell’immortalità e di qualità fisiche e intellettuali superiori, ma in tutto simili agli esseri umani sia per la colorita caratterizzazione sia per passioni e debolezze. Limpidamente suddivise sui gradini di una rigida gerarchia le divinità, spesso invidiose, vendicative, intriganti, dimorano sull’Olimpo, il più alto massiccio montuoso della Grecia, in Tessaglia, considerato dalla fantasia popolare un luogo di delizie e di sontuose dimore.
Sulla terra vivono gli uomini, che si distiguono in uomini comuni ed eroi e, accanto ad essi ci sono figure femminili di rilievo che spiccano nel racconto del mito più che nelle vicende della storia. Le antiche società classiche, quella greca e quella romana, hanno riconosciuto e assegnato ruoli sociali marginali alle donne. L’epica greca assegna uno spazio esiguo alle figure femminili, salvo pochi casi, come per esempio nell’Odissea (Elena, Nausicaa, Circe, Penelope e nell’Iliade Andromaca ). Né l’epica romana sembra fare di meglio, la regina cartaginese Didone è l’unica figura di rilievo nell’universo tutto maschile dell’Eneide. Ruolo importante è affidato alle donne nel teatro classico ateniese dove si assiste ad una rivalutazione della figura femminile. La tragedia attica è piena di eroine, fin quasi alla saturazione, alcune di statura notevole e che hanno rivestito un ruolo eccezionale nella letteratura mondiale.Antigone e Medea,protagoniste nelle omonime tragedie rispettivamente di Sofocle e di Euripide, sono figure che oramai appartengono a quella che si usa definire World-literature, “letteratura mondiale”, appannaggio non più di una singola cultura, ma patrimonio comune di tutti. Più significativo il fatto che, con una buona frequenza, sono cori di donne a dare il titolo alle tragedie: Fenicie, Supplici, Trachinie, Troiane eccetera.Sono donne capaci di scatenare guerre ( Elena ),sfidare sovrani (Antigone) e ribellarsi ai mariti ( Medea ),donne che mettono in scena inquietudini fortissime e il cui comportamento mette in crisi l’universo degli uomini.Il celeberrimo discorso femminista di Medea è stato preso come esempio da autori ottocenteschi quali HenriK Ibsen in “Casa di bambole”,in “Spettri” e in “Hedda Gabler”.Donne profondamente legate alla famiglia,che proteggono e tutelano,anche a costo di sacrificare la loro vita ( Alcesti nel dramma di Euripide sceglie di morire al posto del marito Admeto ), che si oppongono alle leggi della città ( Antigone nel dramma di Sofocle sceglie di morire pur di poter compiere i riti funebri in onore del fratello ), che chiedono vendetta (Elettra nel dramma di Eschilo incita il fratello a vendicare la morte del padre ).Anche nelle commedie di Aristofane vi sono dei meravigliosi ritratti femminili, ne “ Le donne al parlamento” queste riunite in parlamento proclamano il comunismo dei benie delle persone, nella Lisistrata questa è un personaggio altero nella sua femminile sensibilità, intuitiva,lungimirante e consapevole di sé.
Le donne diventano così delle eroine diverse fra loro per carattere, modo di vivere,vicende vissute, passioni, che svolgono un ruolo essenziale nell’ ambito dei sentimenti e nella vita quotidiana.

PUBBLICATO 18/10/2022 | © Riproduzione Riservata





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