Il Museo del Risorgimento ''Giovan Battista Falcone'' di Acri: una piccola recensione


Maurizio Vaccaro

Il Museo del Risorgimento di Acri è un piccolo tesoro della memoria e del patrimonio museale locale, perfettamente proiettato nella prospettiva della cosiddetta macrostoria.
Il presupposto del percorso proposto è ovviamente il Risorgimento ad Acri, ma il contesto è più generale ed organico al Risorgimento italiano ed in particolare del Mezzogiorno, ed alle sue interazioni anche internazionali. Come sappiamo, fu un periodo di stravolgimenti, moti, circolazione di idee e repressioni violente, comune a molti Paesi e che ha attraversato in senso vario le classi sociali. Ne risulta una contestualizzazione armonica di Acri nel Risorgimento italiano, che fornisce spunti e giusti collegamenti, e nobilita la memoria locale arricchendola di contributi. Acri come territorio, come scenario dei primi anni di vita di Giovan Battista Falcone, alle cui vicende buona parte dello snodo narrativo del museo è legato. Ma l’attenzione al territorio si evidenzia per quello che è realmente, ovvero necessità di contestualizzare, di costruire le basi storiche e culturali su cui si sviluppa il Risorgimento dei grandi personaggi e delle masse popolari, dei galantuomini e dei villani, degli intellettuali e dei combattenti. Gli intellettuali certamente, perchè è la loro opera che diventa fonte (come sa bene chi fa il mestiere dello storico) e che testimonia del pensiero, e della diffusione e recezione del pensiero stesso, dei contrasti strutturali e sovrastrutturali che animano certi periodi storici. La collocazione del Museo nel Palazzo che fu la residenza del patriota Giovan Battista Falcone beneficia giustamente di una certa suggestione da “genius loci”. La ricostruzione delle vicende familiari di Falcone e dello scenario sociale della Acri ottocentesca, è proposta in maniera esaustiva, con collegamenti notevoli ai riferimenti culturali del giovane Giovan Battista (Vincenzo Julia, Vincenzo Padula) ed ai cronisti e autori suoi contemporanei, sia ad Acri che nei paesi limitrofi. L’importanza delle fonti, se mai ci sia bisogno di stressarla ulteriormente, è ben sottolineata dalla proposta di esporre libri e saggi, anche d’epoca, come saldi riferimenti ben collocati all’interno del procorso museale, per chi voglia approfondire tecnicamente la ricostruzione storica. Approfondire certamente, perchè un museo del genere ha anche il ruolo di alimentare la ricerca storica e delle fonti, nonchè l’elaborazione necessaria ad affrontare i problemi del presente alla luce delle categorie e delle eredità del passato. La riflessione sui beni comuni ad esempio, tanto attuale quanto trasversale fra politica, filosofia e religione, sul ruolo delle masse popolari nei cambiamenti storici, sulle figure e gli animi più intraprendenti della storia locale, nonchè sui grandi temi delle rivendicazioni sociali e della lotta contro l’oppressione. La memoria e la storia locale (o microstoria) all’interno della Storia più in generale, come si diceva. Ho avuto il privilegio di visitare il Museo del Risorgimento in compagnia del prof. Giuseppe Scaramuzzo, che ne è presidente, anima ed autore del percorso narrativo, proposto attraverso pannelli e oggetti, libri, fonti e testimonianze fotografiche. Nel ringraziare il professore per l’ottimo risultato volevo qui provare a restituire il senso di necessità e di profonda elaborazione del patrimonio storico suscitati dalla visita (affatto breve se paragonata allo spazio dedicato al Museo all’interno di Palazzo Sanseverino) del Museo, che a mio modesto parere è un piccolo tesoro del patrimonio museale e storico di Acri. |
PUBBLICATO 15/09/2021 | © Riproduzione Riservata

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